Lo sfascio della politica

Il teatro della politica è incredibile. La politica quella con la P maiuscola. Quella dei capi, o di chi si ritiene tale, quelli che da Roma dovrebbe determinare le sorti del Paese.

Sanno di non contar più nulla, contano i mercati, conta l’Europa, contano le banche, sì, sempre loro che hanno fatto il buco e che ora ci chiedono di chiuderlo, sì proprio a noi lo chiedono,  sanno di non contar più nulla ma continuano a sproloquiare come se contassero.

Parlano tanto ma non dicono nulla perché non sanno cosa dire.

Il Governo e i partiti che lo sostengono – Partito della libertà e Lega Nord – fanno manovre da questa estate, cioè continuano ad aprirci il portafoglio e a prendere i nostri soldi , ma sono riusciti solo a peggiorare la situazione economica e finanziaria del  Paese.

I partiti di opposizione, con la scusa dell’emergenza, hanno imparato  a tirarsi stretti stretti  contro il muro per far passare più in fretta possibile le leggi del Governo. Mai uno di questi partiti che abbia sentito l’esigenza di convocare una conferenza stampa per dire:

“Facciamo come dice il Capo dello Stato, non approviamo, ma non ostacoliamo. Però se fossimo noi al Governo faremmo:  uno, due, tre ecc.”

Questa seconda parte non la dicono perché non la sanno.

Ancora oggi al Senato, e domani  lo faranno alla Camera, han fatto passare senza battere ciglio ciò che il Governo ha voluto.  La scusa era di far svelto per  far nascere  un nuovo Governo tra sabato e domenica di modo che lunedì i mercati torneranno tranquilli grazie al nuovo Presidente del Consiglio che metterà a posto le cose.

E’ tutto il giorno che la cantano così, ma come farà il Professor Monti a sistemare le cose, non lo dice nessuno.

Sono questi lati oscuri della faccenda che preoccupano: è tutto un crescendo di allarmi, di perorazioni, di appelli, di proclami – bisogna risanare e far ripartire la crescita paraponziponzipa – che sembran fatti apposta per preparaci a sopportare pazientemente nuovi sacrifici.

Mai un giornalista che li fermi mentre perorano e chieda: “Ma risanare che cosa?” “Ma la crescita di che cosa? Del PIL o della qualità della vita del popolo?” “Ma, perché, non è la stessa cosa?”

Di fronte allo sfascio di questa politica che ha solo più lo scopo di convincerci che i sacrifici ci toccano come ci tocca l’acqua che piove dal cielo, bisognerebbe creare dal basso una nuova politica che contrasti questo disegno, che metta il bastone tra le ruote a quella politica, e che torni ad operare immaginando una società più giusta, a misura di ogni uomo e di ogni donna , non soltanto di qualcuno,  e a misura dell’ambiente naturale in cui si vive.

Sicuramente una politica che ritrovasse la ragione d’essere nella costruzione di una società più giusta, troverebbe anche le risposte per far fronte a questa crisi maturata dal mondo del privilegio e della ricchezza sfrenata.

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