Appunti su Governo, Movimenti, Qualità dello sviluppo

Oggi non so come incominciare. Avrei tante idee ma nessuna ancora pronta da sviluppare, nessuna che mi aiuti a spingermi al largo. Così, ormeggiato in rada elenco quelle che mi sembrano più interessanti.

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C’è tanta rabbia e tanta paura nella parte più debole della società anche perchè non si scorge un soggetto collettivo in grado di rappresentarle e di dare vita ad un percorso di riscossa.  In un altro articolo ho parlato di movimento popolare, sintesi o soltanto unione dei movimenti che vivificano oggi la democrazia: Credo che sia la strada giusta. Le primarie del centro sinistra, le federazioni della sinistra non sono la risposta giusta all’attacco contro i diritti civili e sociali portato da quell’uno per cento che detiene il cinquanta per cento della ricchezza. Non lo sono perchè il centro sinistra ha rinunciato a rappresentare la parte debole della società, per battersi per la rappresentanza del ceto medio. Purtroppo però evitando di fare di questo ceto un elemento di rottura del sistema sociale. Del resto lo stesso centro sinistra non si propone come alternativa al sistema.  Interessa solo tranquillizzare il ceto medio e lasciarlo libero, con qualche sacrificio, di passare la vita tra un supermercato e l’altro per fare aumentare il PIL.  Servirebbe invece un ceto medio non lobotomizzato per guidare una nuova “presa della Bastiglia” che faccia saltare i privilegi neofeudali che ci stanno affondando.
La nascita di un tale movimento popolare democratico potrebbe aprire gli occhi a tanta gente, che finalmente capirebbe perchè centro sinistra e centro destra insieme sostengono lo stesso Governo centrista e papista.

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La crescita. La crescita e lo sviluppo sono i feticci degli economisti al Governo. Bisognerebbe che spiegassero dov’erano mentre la crisi si preparava e perchè non hanno dato l’allarme, se avevano capito cosa si preparava. Probabilmente non esiste la crisi ma è l’evoluzione fisiologica del sistema.  Scriveva Loretta Napoleoni sul suo “Economia canaglia” che i redditi dei lavoratori europei torneranno a crescere quando i lavoratori cinesi avranno raggiunto il nostro livello.  Forse si sbagliava. Forse torneranno a crescere quando i diritti dei lavoratori europei saranno scesi al livello di quelli cinesi. La questione infatti è che per mantenere questo alto livello di disuguaglianza sociale, i diritti non sono compatibili con il sistema.  La crescita dunque. Ma negli Stati Uniti la disuguaglianza sociale e la povertà crescono anche se il PIL cresce.  Forse bisognerebbe cominciare a parlare di qualità dello sviluppo, ma per i nostri liberisti al potere questa è una bestemmia. La crescita la determina il mercato secondo un criterio di convenienza. Così anzichè costruire case dignitose per tutti, produciamo rasoi a tre, quattro, cinque … n … lame anche se continuano a radare come quelli a una lama sola o forse peggio, ma rendono di più. Per non parlare della produzione di armi che è uno dei pilastri del nostro sviluppo e del PIL, sia che restino inutilizzate, tanto meglio se vengono usate.

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Non capisco la posizione di Di Pietro sul Governo. Ma non si può sempre capire tutto.  Voleva stare all’opposizione e lo hanno costretto a votare la fiducia.  Forse è stato spaventato dal tristo sguardo e dal metallico eloquio della senatrice Finocchiaro che gli ha ricordato che le coalizioni bisogna guadagnarsele.  Sembrava il giudice di un tribunale staliniano.

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