Cerchiamo una nuova strada.

tratto da: iovalgo.com

Facciamo qualcosa per riprendere il controllo della situazione. La politica, quella delle elezioni, quella della democrazia, quella del rapporto con i cittadini non esiste più, si è dimessa o la tengono in ostaggio.

La crisi del debito sta peggiorando: i creditori, cioè le banche, chiedono agli Stati maggiormente indebitati come l’Italia, interessi sempre più alti per comprare nuovi titoli del debito pubblico, cioè per consentire allo Stato di far girare i servizi ed esercitare le funzioni proprie della Pubblica Amministrazione (scuola, sanità, giustizia, previdenza sociale, infrastrutture, difesa, ecc.); gli Stati chiedono risorse aggiuntive ai cittadini per pagare gli interessi e nello stesso tempo per ridurre il debito, impoverendo così sempre di più coloro che vivono con il proprio lavoro, in particolare quelli con i redditi medio bassi: operai, impiegati ma anche contadini e artgiani che si arrabattano dall’alba al tramonto per sbarcare il lunario.

La crisi sociale è anch’essa sempre più grave: aumenta la povertà, manca il lavoro per le giovani generazioni, molte aziende sono in crisi, si licenzia e si fa ricorso alla cassa integrazione; alcune di esse come Fiat hanno deciso, per resistere alla concorrenza, di aumentare lo sfruttamento riducendo i diritti dei lavoratori. La Pubblica Amministrazione sta seguendo la stessa via, ricorrendo sempre più a lavoratori esterni più sfruttati, meno pagati, meno garantiti dei pubblici dipendenti.

Checchè se ne dica, sta venendo meno il mondo sociale costruito in occidente dopo la seconda guerra mondiale, che ha consentito per lunghi anni maggiore mobilità sociale, maggiore redistribuzione del reddito, ampi diritti di cittadinanza. Tutto questo benessere si è realizzato però anche con una dissipazione di risorse naturali incredibile, un costante sfruttamento dei popoli più poveri, la distruzione dell’ambiente naturale, la concentrazione della ricchezza nelle mani di una nuova casta internazionale che pesa inutilmente sul popolo lavoratore come la nobiltà de “l’ancien régime“.

Di fronte a questi grandi problemi ci vorrebbe una politica capace almeno di intravvedere un progetto innovativo di società. E invece la politica è scappata, incapace di prospettare una via di uscita credibile.

Così è arrivato il Governo dei ragionieri che dovrà mettere a posto le cose ma che, alla fine, tenterà semplicemente di far quadrare i conti, essendo questa la funzione dei ragionieri.

Dovendo decidere chi deve pagare, la politica è scappata anche se “i politici” rimangono per riscuotere alla fine del mese come se ci fossero. Bisognerebbe chiedere i danni.

Ora, io credo che una politica di rigore – come se finora operai, impiegati, contadini avessero dissipato – debba in primo luogo essere una politica di giustizia sociale: non deve partire dalla prima casa o dalle pensioni della fascia medio bassa dei lavoratori, ma dai privilegi e dai ricchi.

Per fare alcuni esempi, i privilegi della politica si possono eliminare immediatamente con un decreto legge che stabilisca:

–       la riduzione del 50 per cento di tutte le indennità di carica e di presenza per tutte le cariche elettive e di nomina da parte degli eletti, compresi i vitalizi. Non c’è bisogno di aspettare la modifica della Costituzione per ridurre il numero dei parlamentari, per risparmiare basta tagliare da subito le indennità.

–       La eliminazione dei rimborsi elettorali. Dalle prossime elezioni i partiti, se vogliono stare in campo, chiedano i soldi direttamente alla gente e pubblichino sul web in modo trasparente e in tempo reale le loro spese e le loro entrate.

Non c’è altra strada che il Decreto Legge per costringere i parlamentari ad approvare queste norme che nessuno di loro approverebbe mai. Di fronte al Decreto Legge del Governo da loro fiduciato in massa ci dovrebbero pensare almeno due volte a non convertirlo in legge.

Il Governo dovrebbe imporre al Parlamento di ratificare la convenzione anti corruzione siglata a Strasburgo nel 1999 da tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa e mai portata alla ratifica né dal centro destra né dal centro sinistra.

L’imposta patrimoniale va fatta per prima e vanno colpite le grandi ricchezze mobiliari e immobiliari. Ci sono economisti che sostengono che un tre, quattro per cento di imposta su tali ricchezze porterebbero trenta, quaranta miliardi di euro che potrebbero finanziare subito una drastica riduzione del debito pubblico, un piano di lavoro straordinario per i giovani, un piano straordinario per la ricerca, l’università e la scuola, un serio piano di tutela e promozione ambientale.

La riduzione delle spese per la difesa e l’abbassamento degli stipendi dei direttori pubblici e dei grandi burocrati potrebbero finanziare la riforma della Giustizia, per fare in modo che l’Italia torni ad essere la patria del diritto e non del rovescio.

Fatte queste cose, ma si potrebbe continuare con altri esempi, se non basterà e solo se non basterà, si potrà parlare di ridurre “i privilegi” di contadini, operai, impiegati e quadri.
Ecco perché il popolo deve riprendere il controllo della situazione, perché ci sono le strade per risanare e le strade per ripartire senza che a pagare siano sempre i soliti e alla fine nulla viene risanato e chi ha goduto finora continuerà a farlo e chi ha tirato la cinghia lo stesso.
Ecco perché dobbiamo riorganizzarci in movimento politico per imporre un’agenda diversa da quella che sta preparando  questo Governo voluto da questo indegno Parlamento.

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