Cittadini o sudditi. Comunque schedati.

Tra le tante innovazioni introdotte dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici (GU n. 300 del 27/12/2011 – Suppl. Ordinario n. 276), la cosiddetta “manovra Monti”, vi è quella prevista dall’art. 11.

Secondo tale disposizione dal primo gennaio 2012 le banche e gli altri istituti di credito e finanziari sono tenuti a comunicare all’Agenzia delle Entrate tutti i movimenti effettuati sui singoli conti correnti dei clienti delle banche stesse. La norma è stata venduta come norma anti evasione e presentata come lenitivo delle tante iniquità contestualmente introdotte. Prima fra tutte la controriforma della pensioni, a seguire la stangata sulla casa.

La norma vale per tutti e non solo per chi ha in corso delle contestazione da parte del fisco. E’ una schedatura bella e buona che lo Stato non ha alcun diritto di fare.

E’ come se la Guardia di Finanza ti fermasse per la strada e ti chiedesse di dargli il portafoglio perchè deve controllare che cosa c’è dentro. Il conto corrente è il portafoglio la cui gestione abbiamo affidato ad una banca.

E’ come se, quando il postino ci consegna la lettera con l’estratto conto mensile, essa venisse intercettata dalla Guardia di Finanza con la libertà di aprirla e di analizzarne il contenuto.

Se tutto questo potrebbe avere un senso e una giustificazione giuridica all’interno di un procedimento di accertamento tributario, generalizzato sulla totalità dei cittadini, a prescindere da un sospetto di comportamento patologico verso il fisco, diventa un abuso intollerabile, una intromissione ingiustificata dello Stato nella sfera di riservatezza della vita privata.

Per quale motivo lo Stato deve essere a conoscenza di come spendo o di come impiego i miei soldi dopo che ho pagato le imposte dovute, dato che nessuno me le ha contestate?

“Possibile che non capisci” – direbbero i tecnici che siedono al Governo – “ma è proprio per verificare se vi sono gli estremi per contestare quanto hai pagato in meno del dovuto che abbiamo introdotto questa disposizione di legge”.

“Ma allora” – rispondo io – “perchè mi fate fare una dichiarazione dei redditi se presumete che io racconti storie?” “Fate tutto da soli e mandatemi il conto che, da tecnici che siete, non potrete sbagliare. Al massimo vi dimenticherete di far pagare le imposte ai nobili e al clero, ma per il resto il criterio sarà di tendenziale rigore ed equità.”

La norma è chiaramente incostituzionale poichè viola gli articoli 13, 14, 15 della Costituzione, secondo cui le limitazioni alle libertà personali, alla inviolabilità del domicilio, alla segretezza della corrispondenza possono essere disposte, nei limiti indicati dalle leggi, con provvedimento motivato dell’Autorità giudiziaria.

Il fatto grave è che il Parlamento abbia approvato e il Presidente della Repubblica abbia emanato e alla libera stampa sia sfuggita una norma liberticida di questo genere. Stiamo andando verso un subdolo regime totalitario mascherato da democrazia, già ridotta, per altro, a scelta di partiti  di colore compreso tra due tonalità di grigio.

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