Libertà di sfruttare meglio.

Mi sono preso una pausa perchè dovevo preparare un pezzo del mio orto per le prime semine della stagione. Ho seminato piselli, taccole (petit pois mange-tout), agli, ho messo a dimora le prime piantine di cipolle, cinquanta “vernine” (secondo la lingua di qui che è per metà la lingua di Dante e per metà quella degli etruschi) – sono cipolle che si conservano a lungo senza germoliare subito a settembre come capita di solito – cinquanta piantite di cipolle rosse di Tropea, da mangiare fresche in tutta la loro dolcezza e fragranza. Ho già preparato però il posto per altre circa duecento piantine che metterò in tempi diversi. L’orto per la primavera era già partito a settembre/ottobre 2011 con le piantine di fragola, circa duecento, fatte da me con quelle della stagione precedente, salvate dal clima torrido dell’estate scorsa da una cura e un’attenzione giornaliera, e con una quarantina di nuove piante di carciofo. Dimenticavo le otto nuove piantine di more senza spine per aumentare la quantità di marmellata.

Nel frattempo sono venute le liberalizzazioni del decreto “cresci Italia“. Queste definizioni stupide le inventano per darle da bere alla gente che se le sente ripetere alla televisione e alla radio, e che le vede sparate sulle prime pagine dei giornali, quasi tutti inchinati al Governo del giorno, cosicchè pensa, se lo dicono loro che hanno studiato, saremo sicuramente sulla buona strada.

Penso alla grande funzione che ebbe invece un giornale come L’Unità negli anni cinquanta, sessanta del secolo scorso, raccontando, dalle Alpi alla Sicilia, una verità diversa da quella ufficiale, a volte sbagliando, ma sempre attenta ad alimentare la critica intelligente al potere costituito. Oggi non esiste un altro strumento popolare di quel tipo. E non è quindi un caso che da cittadini che eravamo ci stiamo trasformando in sudditi di una tecno-democrazia. Già ma quella era ideologia, direbbe anche Scalfari, invece quella di ora, è la verità oggettiva.

Ci sono altri strumenti critici popolari, per esempio il blog di Beppe Grillo, con cui a volte si potrà dissentire, ma a cui si deve riconoscere la funzione di fornire a chi li cerca gli strumenti per aprire gli occhi su questo mondo. E’ un mezzo che però raggiunge per ora solo quote di ceto medio già smalizziato che avrebbe bisogno di confrontarsi e collegarsi meglio anche con il grosso della fanteria dei lavoratori, ancora tutta devota ai nuovi partiti democristiani (Berlusconi, Casini, Bersani) di destra, di centro, di sinistra, ma sempre democristiani.

Definizioni a parte, la liberalizzazione è in sostanza la negazione delle scelte costituzionali in tema di libertà economica.

Si leggano gli articoli 41 e 42 della Costituzione e li si confrontino con l’articolo 1, primo comma, del decreto legge presentato, secondo il quale sono abrogate tutte le norme che contrastano con la concezione ideologica del Presidente del Consiglio in tema di organizzazione sociale, per avere l’idea di quale vicolo cieco sta imboccando il nostro Paese. Oltretutto non vengono individuate le norme abrogate, ma vengono identificate sulla base di principi generali che suonano come “interpretazione autentica” di norme costituzionali, al di fuori della procedura di revisione costituzionale.

Ma è anche la negazione dell’autonomia regionale e locale, dato che le Regioni hanno l’obbligo di adeguarsi a detti principi ed ai regolamenti che li attueranno. Stiamo tornando verso lo Stato napoleonico, dove tutto viene imposto dal centro e controllato in periferia dai Prefetti che dipendono dal centro.

Si stanno cioè togliendo al “capitale” tutti i freni che anni di lotte del movimento operaio erano riusciti ad imporre per far si che il lavoro capitalistico diventasse qualcosa di diverso dal semplice sfruttamento intensivo della mano d’opera.

Questa è la sostanza di un provvedimento che se non sarà profondamente stravolto dal Parlamento, e dubito che lo sarà, ci porterà indietro di decenni. Ma diranno che finalmente ci siamo modernizzati. La faccenda dei farmacisti e dei taxisti è solo lo specchietto per le allodole.

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1 Commento

  1. Isabella

    Ciao, sentivo la tua mancanza, però per una buona causa come l’orto…e poi di questi tempi non fa male avere un po’ di scorte, noi abbiamo comprato le galline!!! un abbraccio.

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