Una classe politica in decadenza.

tratto da "naufragio.it"

Vorrei subito far notare che non ho detto la decadenza della politica, ma di questi politici che ci è toccato in sorte di dover anche mantenere. La precisazione e il distinguere sono  essenziali  perchè poi va sempre a finire che loro stessi, i politici, o i cortigiani che strombazzano in televisione o sui grandi giornali, di fronte ad ogni giudizio critico, cominciano a dire ecco l’antipolitica, il populismo, il qualunquismo.
No, la politica ce la teniamo stretta, la vogliamo far nostra per poter cacciare questi politici.

  • Dicono di voler acchiappare i grandi evasori e non si accorgono che nel bilancio annuale  di un loro partito mancano tredici milioni di euro. Uno di loro se li è portati via e nessuno se ne è accorto.
    Forse a parlare di tredici milioni di euro, non avendone esperienza, non ci si rende conto che non si possono occultare.
    Pensiamo allora ad un palazzo di quel valore.  Sarebbe un grande palazzo e non ci si potrebbe non accorgere della sua scomparsa. Non pensiamo al valore di mercato degli immobili che è un valore drogato (altro che libero) per estorcere alla gente mutui più alti o della durata di tutta una vita. E’ questa, per inciso, la rendita finanziaria che strangola il lavoro. No, immaginiamo il suo valore reale: tredici milioni sono il reddito di 500 persone che guadagnano ciascuna 26.000 euro all’anno. Si possono occultare 500 persone? Dipende dal sistema di riferimento. In uno stadio come San Siro, forse sì. Ma non è questo l’ordine di grandezza del bilancio di un partito italiano.
    Quindi se non se ne sono accorti o sono dei gonzi o sono dei complici. In ogni caso indegni di occuparsi per noi della gestione della cosa pubblica.
  • Dicono poi di preoccuparsi di una organizzazione sociale che non è più in grado di dare lavoro alle giovani generazioni e neanche alle meno giovani.
    Cosicché teorizzano che precario è bello, che il posto di lavoro fisso è antieconomico e  oltretutto monotono, ridicolizzando tutti i lavoratori che con quel posto fisso mantengono la loro famiglia e anche chi li prende in giro. Ma era professore di che cosa questo signore?
    Nel secolo scorso il problema veniva risolto mandando i giovani in guerra. Fine della disoccupazione e si ricominciava. Io credo che dobbiamo stare molto attenti a che la politica non ci sfugga dalle mani, perchè quella strada non l’hanno mai chiusa anzi, per la sua manutenzione spendono ogni anno una fortuna (con il nostro lavoro).
    La soluzione di oggi, che sta dietro a quelle stupide dichiarazioni, è invece la libertà di licenziare. Poteva mancare parlando di liberalizzazioni?
    Via quindi l’art. 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori.
    E poi a casa i lavoratori anziani più costosi e meno produttivi e dentro i giovani, meno costosi, più produttivi, meno garantiti. Non ci saranno nuovi lavori per quelli espulsi, perché se no che bisogno c’era di licenziarli? Ma non ci sarà neanche la pensione, perché la vita media si è allungata, tanto che hanno già provveduto a lucrare (= rubare) anni di contributi da pagare in più, in cambio di anni di pensione da godere in meno, con buona pace delle organizzazioni sindacali che hanno fatto finta di nulla.
    Come si vede, la partita si gioca sempre fra chi comunque ha bisogno di lavorare e non ha altre risorse.
    Le regole sono queste:
    il dieci per cento della popolazione deve  conservare  il quarantacinque per cento della ricchezza;
    il novanta per cento si deve spartire il restante cinquantacinque . Se non fosse sufficiente a far vivere tutti dignitosamente, pazienza.
    Questa è la liberalizzazione del mercato del lavoro: una nuova pressione sul lavoro “ceteris paribus”, cioè lasciando inalterate le altre condizioni: i profitti e le rendite.
    Ci volevano i professori per questa pensata? Non l’aveva già detta Menenio Agrippa alla plebe dell’antica Roma? Questi politici vanno cacciati, non son capaci di fare o con un bicchiere.
  • Dicono che la sovranità appartiene al popolo ma poi impediscono ai cittadini elettori di votare a favore o contro l’abrogazione della legge elettorale, anche se nella Costituzione c’è scritto che il popolo può abrogare le leggi, tranne quelle tributarie, penali e di ratifica dei trattati internazionali.
    Così per impedircelo hanno inventato la dottrina interpretativa dell’art. 75 della Costituzione. Secondo tale dottrina quell’elenco di leggi non abrogabili non è né tassativo, né esaustivo per cui includerebbe sicuramente le leggi, come quella elettorale, mancando le quali il sistema non può funzionare.
    Questa dottrina non trova giustificazione nel diritto positivo, perché ci sono le norme che impediscono lo stallo del sistema, ed è  invece espressione di una malcelata volontà politica che afferma la preminenza del Parlamento sul Corpo elettorale. Della stessa volontà politica fanno testo anche le leggi approvate in disaccordo con alcuni risultati referendari.
    L’esito è che ci dobbiamo tenere una legge elettorale sicuramente ingiusta (a questo avrebbe dovuto pensare la Corte Costituzionale) che, se non decideranno, quelli  che l’anno voluta, di cambiare, resterà sempre in vigore. E’ una conseguenza assurda di quella dottrina  ma è così. Il diritto in Italia può diventare il rovescio.
    La legge elettorale è ingiusta perché:
    assegna al voto degli elettori un valore diverso a seconda se si vince o se si perde. Non è più una testa un voto, secondo il suffragio universale,  ma il voto che vince vale di più.
    introduce un premio di maggioranza assurdo: potrebbe capitare di attribuire la maggioranza del Parlamento alla coalizione che abbia raggiunto una piccolissima percentuale di voti.
    (Ci fossero dieci liste, otto con l’otto per cento di consensi, una con il nove, una con l’undici, governerebbe quest’ultima con la maggioranza dei seggi. Senza arrivare a questo caso limite, anche con tre liste, due con il trentatre percento di consensi, una con il trentaquattro, governerebbe quest’ultima contro i due terzi dei votanti).
    disegna un sistema oligarchico nella scelta dei parlamentari, sottraendola agli elettori per attribuirla ai segretari di partito.
    Essendo ingiusta è anche incostituzionale perché viola la norma sul voto che è previsto libero e uguale e perché introduce un sistema parlamentare oligarchico di cui non vi è traccia nella Costituzione. Ma non ne dichiareranno mai l’incostituzionalità perché dovrebbero dichiarare che questi parlamentari oltre che decadenti, sono anche illegali.
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