Graecia capta

Nella più completa indifferenza dei popoli europei, dei loro partiti democratici, delle loro organizzazioni sindacali, dell’Internazionale Socialista, della grande stampa, la Grecia è stata conquistata dalle banche tedesche e francesi, supportate dalla Banca centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale.

L’atto di capitolazione non è ancora formalizzato, ma il Primo Ministro greco si appresta a chiedere al Parlamento di accettare l’ultimatum dei banchieri.

E’ impressionante ciò che è successo e sta succedendo:

la Grecia ha un debito pubblico insostenibile, la cui espansione è stata promossa dalle banche soprattutto tedesche e francesi, consapevoli del rischio insolvenza;

per consentirle di rimborsare il debito, e impedirne il fallimento, l’Europa concede alla Grecia i prestiti necessari in cambio del taglio delle spese sociali, del taglio delle pensioni, del taglio dei salari, del licenziamento di migliaia di pubblici dipendenti;

le stesse banche continuano però ad acquistare i titoli del debito pubblico greco estorcendo interessi sempre più alti, prossimi allo strozzinaggio;

i prestiti per ripagare il debito non bastano più e ci vuole un altro prestito che l’Europa è disponibile ad offrire in cambio di ulteriori tagli come sopra, che tradotti in termini di vita reale significano ancora riduzione del tenore di vita della gente soprattutto povera, che si ritroverà ad essere ancora più povera.

Nessuno ci racconta come vive la gente in Grecia. In Italia, mi sembra, solo il Manifesto e il programma televisivo di Michele Santoro ne hanno parlato e spero continueranno a farlo. Per il resto c’è la consegna del silenzio. Per non impressionarci.

Non solo, ma anche le notizie sulla trattativa fra Governo greco e istituzioni bancarie ci vengono propinate senza una virgola di commento, senza un giudizio critico, da giornali abituati a sputare sentenze su tutto, come se le richieste avanzate da Francia e Germania fossero obiettivamente sacrosante e non l’espressione di un rapporto di forza da potenze coloniali verso una colonia. E’ evidente che è una sciagura avere dei giornali finanziati da chi, prima di tutto, deve proteggere gli interessi della proprietà.

Ma, per tornare al calvario dei lavoratori greci, assodato che la via scelta dall’Europa per “salvare” la Grecia non è l’unica possibile – esistono economisti che pensano addirittura che sia la più sbagliata e inutile – è possibile esprimere un giudizio morale su quanto sta avvenendo? O l’etica, quanto si tratta di far soldi non deve essere scomodabile? E’ lecito offrire e riscuotere interessi  anche del quattordici per cento sui titoli del debito pubblico di uno Stato che non è più in grado di assicurare una vita dignitosa, per quanto già di suo fatta di lavoro, fatica, tribolazioni, ai suoi cittadini meno fortunati? E’ lecito chiedere a quel popolo di ridurre ulteriormente i salari minimi, si noti bene: minimi, a 750,00 euro? E non occuparsi ugualmente di quelli massimi e dei profitti e delle rendite? E’ questa l’Europa che dovremo tenere in piedi? Ma che ci sta a fare il Parlamento europeo? Ma lo sanno quelli che sono seduti su quegli scranni che dovrebbero fare gli interessi dei popoli che li hanno eletti? Ma di quale socialismo parlano i socialisti europei, se stanno zitti di fronte a ciò che succede?

Se ci sono le risorse da prestare a quel Paese per consentirgli di pagare il debito e anche di remunerarlo con interessi da strozzini, non sarebbe più giusto (è qui che entrano le valutazioni etiche) consolidare il debito storico, consentendo alla Grecia di rimborsarlo in dieci anni o venti anni, quello che serve,  senza pagare più un solo euro di interessi, in modo da utilizzare le risorse disponibili per finanziare il lavoro dei cittadini greci? Per quale legge di giustizia le banche devono sempre uscire in piedi, comunque vadano le cose, mentre i lavoratori devono perdere tutto, dato che se gli levi il lavoro non hanno più niente? Per quale legge di giustizia la rendita va sempre garantita, mentre il lavoro no?

Io dico, garantiamo il lavoro, quello che resta vada alle banche, che sono uno strumento del lavoro, non il suo fine. Non si può sempre ipocritamente riempirsi la bocca di “dignità della persona” e di altri principi encomiabili e poi, quando si tratta di realizzarli, la priorità è pagare gli interessi alle banche, che la dignità viene dopo.

Qualcuno ha scritto che si stanno imponendo alla Grecia delle condizioni di resa paragonabili a quelle imposte alla Germania dal trattato di Versailles, dopo la prima guerra mondiale. Stanno ricominciando a far rinascere l’odio fra i popoli europei. Non è per questo che è nata l’Unione Europea.

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