Nodi di disuguaglianze

Il sabato che nevicò, qui non nevicò ma fu una mattinata freddissima perché spirava un vento molto forte da nord est. La casa dove abito è circondata da campi, quest’anno seminati a grano e orzo. Gli steli verdi ancora tenerissimi erano prostrati a terra dalla forza del vento. Oltre questi campi ce ne sono altri coltivati a spinaci. Mentre trasportavo in casa una cesta di legna, vidi in lontananza un gruppo di lavoratori senegalesi intento alla raccolta, in mezzo al ghiaccio e al vento.

Venti anni fa la raccolta degli spinaci in queste zone era svolta dalle donne, tutto il giorno in terra al freddo e all’umidità per poche lire all’ora, se non, addirittura, alla cesta riempita. Poi sono subentrati i lavoratori precari dell’Africa che, data la loro africana precarietà, costano ancor meno delle donne. Nel frattempo il prezzo degli spinaci al consumo è cresciuto come quello di tutta la frutta e la verdura. Il mercato, questo feticcio dei nostri padroni, non si discute.
Ma, a parte questo, ciò che volevo dire era un’altra cosa.

Quel gruppo di lavoratori mi fece pensare all’importanza sociale dei braccianti agricoli e dei contadini. Sono loro a fornire a tutti gli altri membri della società l’energia necessaria per poter vivere, crescere e creare con il lavoro.
Eppure sulla scala sociale sono situati al primo gradino in basso. Sulla scala delle remunerazioni monetarie sul gradino possibilmente più sotto ancora.

Senza di loro Marchionne non sarebbe niente. Eppure Marchionne viene ricoperto d’oro per ogni movimento che fa, i braccianti vengono ricoperti di miseria. E’ vero che per qualche sindacato e per quasi tutti i politici di grido Marchionne è la quarta persona della Trinità e quindi non avrebbe bisogno neppure del lavoro dei braccianti, ma noi, almeno fino a che lo vediamo incarnato, crediamo alla sua umanità.

D’altra parte se valutiamo anche la sua attività, non come la guardano i caudatari infeudati nei grandi mezzi di comunicazione, ci accorgeremmo facilmente che il suo contributo creativo è quasi pari allo zero. Sicuramente, se oltre un secolo fa qualcuno non avesse inventato il motore a scoppio, Marchionne oggi dirigerebbe una fabbrica di carrozze da traino, diligenze, landò e via discorrendo. Certo il suo prodotto non è paragonabile alle prime automobili, ma la sostanza è ancora quella. Oltre un secolo per aggiungere buoni accessori e ottimi miglioramenti nelle prestazioni su un prodotto che non è cambiato rispetto alla sua concezione originaria, tanto che, esaurendosi il petrolio, resteremo tutti a piedi.

Nemmeno la sua proverbiale capacità di gestione avanzata dell’organizzazione del lavoro è farina del suo sacco: a privare i lavoratori dei loro diritti per aumentarne lo sfruttamento, sono arrivati prima di lui i dirigenti comunisti cinesi che, se non altro, devono sfamare un miliardo e trecento quaranta milioni di abitanti.

Come si vede dunque il valore aggiunto dato da Marchionne alla società è nettamente inferiore a quello dato dai braccianti agricoli, eppure lui sta in alto, molto in alto, gli altri in basso, molto in basso; lui sperpera un mare di risorse che, se ridistribuite anche solo in parte, cambierebbe la vita a tante persone oggi censite fra i poveri.

Paradossalmente, i sacrifici richiesti, no, imposti, per fronteggiare la crisi degli interessi da pagare alle banche, pesano sugli altri tranne che su Marchionne. Per farli pesare anche su di lui ci sarebbero almeno due strade: non pagare più interessi alle banche sul debito pubblico o istituire una imposta patrimoniale che serva allo stesso scopo.

In questi nodi di disuguaglianza sta la questione sociale dei nostri tempi e la questione delle risorse per cambiare questo modello di sviluppo che prima o poi andrà a sbattere.

Una volta la sinistra si occupava di queste cose, ora non più. Arriveranno invece a chiederci di votare un Monti qualsiasi alle elezioni. Sembra però che anche la destra ce lo voglia chiedere.
Staranno preparando un nuovo “listone” su cui chiederci di votare Sì o No? In fondo sarebbe una riforma elettorale anche questa. 

p.s. Non ho nulla di personale con il cittadino sig. Marchionne. Ho usato il suo caso per esemplificare la condizione sociale odierna. Se lo incontrassi gli direi che nè il fascismo nè Valletta riuscì a cancellare la CGIL dalla Fiat. Non ci riuscirà neppure lui.

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