Lo Stato contro la Democrazia

Faccian li Ghibellin, faccian lor arte
sott’altro segno; ché mal segue quello

sempre chi la giustizia e lui diparte;
e non l’abbatta esto Carlo novello
coi Guelfi suoi; ma tema delli artigli
ch’a piú alto leon trasser lo vello.
(DANTE ALIGHIERI – PARADISO – CANTO SESTO vv. 103 e segg.)

Forse con il movimento NO TAV è iniziato un moto di rivolta che farà cadere definitivamente la maschera ai guelfi e ai ghibellini che siedono in Parlamento, apparentemente divisi, ma uniti per bastonare il popolo con le tasse e la rapina delle pensioni ed ora anche con i manganelli, gli idranti, i gas tossici.

Lo Stato si mette contro la Democrazia che oggi è rappresentata dalle popolazioni della Val di Susa che cercano di difendere il territorio dove vivono, la loro stessa vita quindi, da un assurdo ed inutile sconvolgimento ambientale.
Non sappiamo ancora se la mano tecnica di questo Stato sarà più pesante della mano politica, ma sappiamo che quella mano è armata dal Partito della Libertà, dal Partito Democratico, dal terzo polo di Casini Rutelli Fini, dalla Lega Nord, quindi sempre dalla vecchia politica.

Io non abito in Val di Susa, il problema lo vivo allora in modo diverso da quegli abitanti, per loro è una questione esistenziale, per me una questione di solidarietà e di giustizia.

Solidarietà con una popolazione che tenta di opporsi ad un modello di sviluppo che, come uno schiaccia sassi, demolisce tutto ciò che incontra: ambiente naturale, ambiente culturale, vissuti individuali e collettivi.

Dice, “ma lo sviluppo non si può fermare”. Forse a questa fola si poteva credere quando eravamo piccoli, oggi che quello sviluppo sta implodendo sotto i nostri occhi, la realtà ci costringe a diventar grandi e a cercare altre strade che non quella della “crescita” di Monti e compagni, che è poi sempre per prima cosa la crescita dei loro patrimoni e di quelli della classe di oligarchi del denaro a cui appartengono, se poi resta qualcosa, si divide.

In secondo luogo non è giusto che lo Stato militarizzi un territorio per costringere alla resa una popolazione disarmata. Non è giusto che lo Stato non sia capace di ridiscutere una scelta dichiarata urgente venti anni fa e mai realizzata. Sicuramente non era urgente, molto probabilmente non è più necessaria. Va ridiscussa.

Se così non si fa, la polizia e i carabinieri vengono mandati solo per affermare il principio di uno “Stato-mostro” che ha sempre ragione per definizione, o che vuole difendere gli interessi di chi ha venduto la pelle dell’orso, senza averlo preso ed ora deve tenere i patti. Con questo Stato io non ci sto.

Suonano bene a questo proposito le parole di Dante secondo cui la politica disgiunta dalla giustizia può portare solo danno.

Ma c’è un’altra maschera che il movimento NO TAV fa cadete: quella di una sinistra che si balocca con improponibili fotografie di Vasto, che ritraevano insieme Di Pietro, Vendola, Bersani. No, non è questo il futuro dei progressisti a cui interessa poco sapere se Veltroni è conservatore o no, quanto sapere se è schierato con chi difende la Val di Susa o con chi bastona i suoi abitanti, perché i progressisti stanno con chi difende la Val di Susa.

Da qui dunque può nascere anche una nuova sinistra, finalmente anti statalista, alla ricerca di una nuova strada per costruire qui ed oggi una società di liberi ed uguali. Al di fuori di questa tensione ideale non c’è sinistra ma solo il dibattersi di classi dirigenti logore ed immotivate, senza più un popolo di riferimento, senza più un’ idea che non sia anche quella dei padroni.

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1 Commento

  1. bergeri Isabella

    Come sempre centri il problema e lo spieghi con parole comprensibili!Non mi sono posta il problema se la TAV sia fondamentale o meno per lo sviluppo del nostro disastrato Paese ma le immagini di tutto quello spiegamento di forze ” dell’ordine” è comunque inquietante, da qualsiasi parte si veda la questione. Come possiamo non essere più sudditi e ritornare cittadini? forse abbiamo lasciato che tutto andasse alla deriva e adesso è troppo tardi? Bavagli, corde e imposizioni non portano certo allo sviluppo…

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