La guerra in Afghanistan

In Afghanistan è morto il cinquantesimo militare della missione italiana. Complessivamente i militari morti della coalizione sono circa duemila settecento, migliaia i morti fra i combattenti afgani delle due parti, militari e guerriglieri, decine di migliaia i civili rimasti uccisi.

Un bilancio tragico che, comunque si concluda la missione Nato iniziata nel 2001, ci parla di una guerra non dichiarata destinata a protrarsi per molto tempo. Se è vero infatti che si sta parlando di strategia di uscita dall’Afghanistan da parte della missione alleata, dall’altra non si dice che gli americani impianteranno basi militari, destinate a rimanere stabilmente in quel territorio.

Dietro lo scudo e la menzogna della lotta al terrorismo si è consumata una carneficina finalizzata a costruire un avamposto occidentale in un’area di importanza strategica, nel mezzo delle grandi potenze asiatiche: Russia, Cina, India, Iran.

Ma non solo, dietro a tutto questo vi è anche un altro obiettivo, quello di mantenere il controllo sulla produzione e il commercio dell’oppio.

Nella prima metà del secolo XIX la Compagnia delle Indie Orientali, impresa commerciale dell’Impero Britannico, aveva trasformato la produzione agricola nei territori indiani sottoposti al suo controllo, introducendo la monocoltura del papavero. In questo modo aveva portato alla miseria e alla fame i contadini che prima coltivavano nei loro campi tutto ciò che serviva per la sopravvivenza e poi furono costretti a comprare tutto dagli inglesi con il ricavato della vendita dell’oppio grezzo, il cui prezzo veniva fissato dagli inglesi stessi, proprietari delle fabbriche per la sua trasformazione. La Compagnia delle Indie Orientali esportava il prodotto finito nel vicino Impero cinese che, ad un certo punto, a seguito degli effetti devastanti sulla popolazione, impose seriamente il divieto di importazione. Il giro di affari era talmente grande – si dice che con l’oppio indiano si manteneva tutto l’Impero britannico – da provocare tra il 1839 e il 1860 due guerre dell’oppio, vinte ovviamente dai britannici  che imposero così favorevolissimi trattati commerciali da cui iniziò la penetrazione coloniale occidentale nel Celeste Impero. Tutto questo avveniva nonostante la legislazione britannica vietasse l’introduzione e il consumo degli oppiacei nei territori della Corona.

Oggi la produzione e il commercio di oppio nell’Afghanistan controllato da Americani e dai loro alleati anche italiani è al massimo livello mai raggiunto, (i talebani ne avevano vietata la produzione) con un giro di affari miliardario che, naturalmente, non serve allo sviluppo di quel Paese e di quelle popolazioni, ma serve per alimentare i drogati – è proprio il caso di dirlo –  mercati finanziari dell’occidente che vengono valorizzati anche dal riciclaggio di quel denaro sporco. Cosicché l’oppio afghano serve all’occidente in due modi: per far soldi e, al pari e forse più dell’alcol, come sistema di controllo sociale. E’ probabile, questa però è solo la mia opinione, che se si chiudesse il rubinetto dell’oppio, in una settimana verrebbero bruciati tutti i Parlamenti delle nostre moribonde democrazie.

Non è escluso poi che il riemergere della pirateria in quei mari sia legato in qualche modo a questo ricchissimo commercio. Di certo non ci diranno mai che è stata presa dai pirati una nave “pulita” carica di oppio. Come non ci stanno dicendo che nessuno più sta contrastando la mala vita nella gestione di quel commercio. Certo arrestano ancora gli spacciatori finali, ma quando mai troviamo notizie del sequestro di grandi partite di droga che viaggiano invece indisturbate sulle strade, nei cieli e nei mari dell’occidente?

Dunque, oltre ad organizzare doverosi funerali di Stato per i nostri militari uccisi, bisognerebbe che i nostri indecenti politici ritirassero subito il contingente italiano, ponendo fine tra l’altro alla violazione dell’articolo 11 della tanto predicata Costituzione su cui, è il caso di ripeterlo, sta scritto:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Ovviamente questa violazione non è giuridicamente accertabile perché non credo ci sia un qualche Procuratore della Repubblica legittimato allo scopo, e poi perché, organi controllori e organi controllati della nostra Repubblica, sono tutti d’accordo a sostenere che la guerra non è la guerra.

Il problema è che anche a tutti noi interessa poco accertarlo dato che assistiamo a quei funerali e partecipiamo ai minuti di silenzio nella più assoluta indifferenza.

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