L’attacco ai lavoratori continua

Ciò che questo centro sinistra di Bersani non riesce a capire è che il governo Monti ha il compito molto semplice di garantire i profitti e le rendite a discapito del lavoro.

Viene da qui l’attacco al sistema pensionistico che significa sottrazione di quattordici miliardi all’anno ai redditi di lavoro per pagare la maggiorazione (decisa dal solito mercato, guarda caso) di tassi di interessi alle banche che comprano i titoli del debito pubblico. A loro volta le banche hanno preso i soldi dalla BCE per continuare a comprare i titoli del debito pubblico, visto che non li danno alle imprese per finanziare lavoro. Ma la BCE i soldi non li stampa, li prende dagli Stati Membri, cioè dai cittadini europei. In questo circolo vizioso la sola perdita è perciò quella subita dai lavoratori che lasciano anni di pensioni e pagano contributi per più anni di prima.

Ma non è l’unica, perchè gli Stati membri della BCE quei soldi da dare alle banche li devono stampare. Ma se dietro i soldi non c’è lavoro, si finisce di stampare soldi falsi. E il mercato (il solito) li riconosce che sono falsi e allora ne vuole di più. Da qui parte l‘inflazione che sta, mese dopo mese, mangiando ancora i redditi da lavoro e le pensioni.

Non basta, quella assurda riforma delle pensioni ostacola l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. I giovani vengono così sussidiati dalle famiglie, restringendo ancora di più il reddito a disposizione dei lavoratori per migliorare la propria condizione di vita personale e sociale.
In tutto questo non si calcolano i danni psicologici e sociali subiti dalle giovani generazioni relegate a far niente negli anni più creativi dell’esistenza, quelli in cui si progetta il proprio avvenire.

Ma non sentono ragione né Monti né i Bersani che ci son toccati in sorte. Contro il lavoro hanno messo in campo anche la libertà di licenziare individualmente.
Hanno montato ad arte la pantomina sull’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori, per arrivare ora tutti insieme, anche con quel Berlusconi tanto demonizzato a parole, ad  annullare un diritto della persona conquistato con anni di lotta del movimento operaio: il diritto al lavoro sotratto ai capricci e alle discriminazioni più o meno mascherate dei padroni che ora potranno nuovamente, come negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, licenziare individualmente chi ritengono opportuno. E’ bastato scivere, nel testo del disegno di legge, di una remota possibilità di intervento del giudice del lavoro che potrebbe ancora reintegrare il lavoratore licenziato, per tacitare i Bersani e la CGIL accodata a loro come per le pensioni.
Sembra proprio un siparietto montato ad arte: il Governo che vara una riforma dura dell’articolo 18, i Bersani che si arrabbiano, il Governo che si adegua dando un contentino già previsto in partenza, ma che non cambia la sostanza, gli altri che si chetano e che possono venderlo come una conquista. Dimenticando che la conquista fu l’articolo 18 e non la sua demolizione.

Qualche lavoratore che aveva sperato in Monti comincia a dire che forse non è un bravo economista come veniva descritto (l’ho sentito dire anch’io in un’assemblea della CGIL), addirittura ho sentito un funzionario del sindacato manifestare la propria delusione per il Monti in cui aveva creduto e sperato. Avrei voluto replicare, ma poi l’avrebbero scambiata per una provocazione, che già nell’Inno dei lavoratori  c’era scritto:

I signor per cui pugnammo
ci han rubato il nostro pane,
ci han promessa una dimane:
la diman si aspetta ancor.

Io credo, come ho detto anche in assemblea, che Monti sia un buon economista dei padroni; il problema per noi lavoratori è che anche i “nostri economisti ” la pensano allo stesso modo. Come Monti continuano a guardare alla crisi all’incontrario.
La crisi c’è non perchè le banche sono in crisi, ma perchè manca il lavoro che questo sistema fondato sulla rendita finanziaria non è più in grado di garantire a tutti. E’ in grado di creare ricchezze immense, inimmaginabili, in mano a pochissime persone a discapito di tutti gli altri. E’ su questo sistema che bisogna intervenire, altro che art. 18. Quelle immense risorse vanno sottratte a chi le sta rubando a tutti gli altri.

Di questo dovrebbe occuparsi la politica o per lo meno la politica di chi pretende di rappresentare gli interessi dei lavoratori. A parte che a molti di quei politici disturba perfino la parola: lavoratori. L’han cancellata anche dal I° Maggio che è diventato la festa del lavoro, come se fosse la festa della fiera di Milano.

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