Le nebbie della Repubblica

Tutti a dire “La Costituzione …” “La Costituzione …” “La Costituzione …” e poi quando è il momento di affidarsi veramente alla Costituzione si trova il modo di fare come se non ci fosse.

E’ successo per le missioni di guerra all’estero che è bastato chiamarle di pace per scavalcare l’art. 11 della Costituzione.
In queste settimane, nel silenzio generale della libera stampa sovvenzionata dal Governo, l’aviazione militare impegnata in Afganistan è stata autorizzata ad usare i bombardamenti.
Fino a ieri, se i capi missionari della pace italiani reputavano necessario bombardare da qualche parte per fermare i talebani, dovevano chiamare i capi missionari della guerra americani, che intervenivano. Oggi possono farlo direttamente.
Non è un attentato alla Costituzione?

L’indipendenza dei tre poteri fondamentali, legislativo, esecutivo, giudiziario è uno dei principi di base accolti dalla Costituzione italiana, che perciò e diventato uno dei principi generali su cui si fonda l’ordinamento giuridico dello Stato.

Perché questo principio non deve valere per il Presidente Napoletano che si sente autorizzato a sollevare “conflitto di attribuzione” nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo, che si è venuta a trovare nell’obbligo giuridico di valutare intercettazioni telefoniche in cui uno degli interlocutori è la persona del Presidente della Repubblica?
Dove sta il “conflitto” se, per la legge, l’unico potere legittimato a valutare intercettazioni telefoniche è un organo del potere giudiziario?

La questione posta dal Presidente allora è quella di sapere se la Procura di Palermo, legittimata a valutare qualunque intercettazione legale, deve omettere di farlo se uno degli interlocutori casuali è il Presidente.
C’è quindi il tentativo del Presidente di far dire alla legge ciò che la legge per ora non dice e lo fa servendosi della Corte Costituzionale anziché del Parlamento che è l’unico organo legittimato a cambiare la legge.
La questione posta dal Presidente è dunque irricevibile dalla Corte Costituzionale a meno di violare un principio fondamentale dell’ordinamento giuridico, quello appunto della divisione dei poteri.

A meno che non si intenda parlare a nuora perché suocera intenda.
E tra le suocere che potrebbero intendere c’è pure il Presidente del Consiglio che può decidere di disporre il segreto di stato sui documenti.

Resta la valutazione politica della mossa del Presidente che, presentata come “la mossa del cavallo” dai trombettieri della stampa unificata, in realtà pare la mossa di un pedone perdente.
Poiché a me sembra che in questo modo si sacrifica completamente il principio della trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione.
E quindi perde la democrazia e vince una concezione autoritaria del potere.

In una questione come quella della “trattativa tra lo Stato e la mafia” ci sarebbe invece proprio bisogno del massimo di trasparenza e disponibilità ad aprire tutti gli armadi.

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