Convochiamo l’Antiparlamento della seconda Repubblica

Da un’assemblea nazionale all’altra, da Parma a Torino, a … non si sa dove, ALBA, ma non solo essa, non sceglie cosa fare in vista delle elezioni politiche – se ci saranno – del 2013.

Eppure la situazione richiederebbe una decisione risoluta, adeguata allo sprofondare del Paese nella crisi della politica e nella crisi dell’economia.

“… Sbrana furente il succhion coronato, spoglia il nababbo dell’or che rubò …”

Questo faceva la plebe liberata dalla guardia rossa nella Russia di Lenin – almeno così cantavano i comunisti italiani – .

Oggi non c’è la guardia rossa, ma è tornato il “succhion coronato”, una casta politica che come la corte dello zar grava sul popolo lavoratore, riempiendo il palazzo della democrazia di una schiera di corrotti, di corruttori, di ladri, di incapaci, di pazzi furiosi che, non curanti dei problemi del Paese, pretendono solo di vivere nel lusso, ora e sempre, soltanto perché hanno raccolto o comprato una manciata di voti con l’inganno.

Non è più solo questione di Roma. Ovunque ci sono i soldi di tutti da gestire, fanno come se fossero i soldi di nessuno: se ne appropriano, li sprecano, finanziano il malaffare e i propri interessi personali e di fazione.

Si deve discutere ancora in altre assemblee per decidere che vanno cacciati?

Ma assieme al succhion coronato sono tornati anche i nababbi, un gruppo di cittadini ricchi e ricchissimi, con ricchezze inimmaginabili che nessuna guardia di finanza riesce a controllare o, forse è più appropriato dire, può controllare. Fanno parte di quel 10 per cento di cittadini che detengono il 45 per cento della ricchezza del Paese.

Sarà un caso che se ricompare il succhion coronato ricompaiono anche i nababbi?

Ecco, non ci sono leggi per far diminuire queste ricchezze a favore, in primo luogo, dei cittadini che vivono in povertà, otto, nove milioni di persone destinate ad aumentare.

O non sono più queste persone il riferimento primo di ogni seria politica di sinistra?

Allora, si deve discutere ancora in altre assemblee per decidere che queste leggi vanno fatte?

Attorno a queste due questioni, riforma della politica e distribuzione della ricchezza, si gioca la possibilità di rimettere il lavoro al centro della nostra organizzazione sociale. Il lavoro per tutti è un bene comune. Ma fino a che non è per tutti, resta solo un bene di chi ce l’ha.

Se così stanno le cose, vanno al più presto abbandonati i tatticismi di stare a vedere come si colloca questo o quello, di stare a vedere se si favoriscono i berlusconiani o gli antiberlunconiani, se la Fiom si candida o non si candida, se Micromega mette le liste civiche, se Bersani o se Vendola o se Renzi, se Grillo è un populista finanziato dai poteri forti, se De Magistris …  – che fa De Magistris? si è già stufato di fare il Sindaco di Napoli? –  E se Ferrero con la sua Rifondazione è ancora attuale o è dell’altro secolo. E che roba, Contessa, all’industria di Aldo …..

Se così stanno le cose, bisogna muoversi, candidarsi alla guida del Paese per cacciare quella politica e per fare quelle leggi che mancano per dare il lavoro a tutti. Bisogna metterci la faccia, Alba e tutti gli altri movimenti che vogliono il cambiamento.

Allora, invece di cominciare dalla fine, dal colore della lista, arancione, – che poi, io sono sempre per la bandiera delle mondine, che era rossa e senza macchia – diciamo con chiarezza quali leggi faremo se si vinceranno le elezioni. Non quale programma da qui al prossimo secolo. Ma quali leggi nella prossima legislatura faremo per far uscire dalla crisi coloro che ci sono dentro. Perché, è ora che ce lo chiariamo, non tutti sono in crisi, anzi qualcuno ci naviga sulla crisi. E’ un po’ come la grande guerra, i contadini a morire in trincea, i grandi borghesi e –  ti pareva – la grande burocrazia romana a ingrassare con le commesse militari e i debiti di guerra dello Stato.

Convochiamo un Antiparlamento della seconda repubblica e discutiamo di queste leggi future, portiamole in votazione,  su queste facciamo la campagna elettorale, da questa discussione facciamo uscire i candidati da votare. Dobbiamo metterci al posto di Monti, prima ancora di arrivarci, e dimostrare agli italiani che ci sono altre vie per stare in Europa, altri provvedimenti da assumere, che qualche anno di vacche magre può ben toccare anche a chi finora ha solo goduto.

Non chiudiamoci in un’arena anti neoliberista, che non la capisce nessuno, ma lavoriamo per unire le forze che pretendono una politica pulita e competente, che pretendono un salto di democrazia  rispetto alla decadente partitocrazia che pretenderebbe di far finta di nulla e continuare a rimanere al suo posto; lavoriamo per unire chi vuole battersi per una giustizia sociale che consenta a tutti di guardare con mitezza al proprio avvenire. A tutti, non alla maggior parte.

“La miseria sapremo sconfiggere” cantavano i socialisti e i comunisti di Unidat Popular nel Cile di Allende. Anche se oggi a sinistra si ha paura delle parole – miseria, socialismo, comunismo – è da lì che bisogna ripartire.

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2 commenti

  1. luca filippi

    interessante, piuttosto condivisibile, confrontiamoci.

  2. Marcello Lenzi

    Parole condivisibili… e come no? Ma fra il dire e il fare…..
    Quello che è dificile non è il dire queste cose generali . Quel che è difficile è riuscire ad usarle con tale efficacia da portare le persone ad impegnarsi per trasformarle in atti legislativi efficienti. Cioè tali che non facciano scappare i nababbi col maltolto prima che si riesca ad acciuffarli. Anzi, ai tempi della Guardia Rossa era lento il popolo ma erano lenti anche i succhion coronati e dunque la possibilità di trattenerli era reale. Adesso il popolo è ancora lento mentre i succhion coronati sono talmente veloci che con un clic spostano milioni di euro in una frazione di secondo (senza contare quelli che già hanno messo al sicuro). Insomma le cose ahimé sono molto ma molto più complicate e più lente di quanto lo sono le parole.

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