SI RIBELLINO DEPUTATI E SENATORI!

 

pallacorda

I nostri politici sono soliti allungare il brodo dei loro discorsi con le genuflessioni alla sacralità della Costituzione, con l’omaggio alla centralità del Parlamento.

Quando poi un Presidente della Repubblica, nel crepuscolo del suo mandato, si prende gioco della Costituzione e della centralità del Parlamento, allora tacciono. Da destra a sinistra, con stelle o senza stelle, tacciono, avendo evidentemente come primo scopo quello di tenersi stretta la sedia appena conquistata.

Se dovessi dare oggi il mio voto a qualcuno dei circa 950 tra deputati e senatori appena eletti, dovrei darlo al novecento cinquantunesimo, poiché tra i primi 950 non c’è n’è uno che stia rappresentando degnamente la Nazione.

Per la verità, uno potrebbe esserci, ed è Pier Luigi Bersani, da me sempre osteggiato, che sembra essere l’unico galantuomo rimasto in Parlamento, capace di rimanere fedele al suo progetto politico – il Governo del cambiamento in otto punti – nonostante il cannoneggiamento illegale direttogli contro dal Presidente della Repubblica.

Il Presidente della Repubblica ha il dovere giuridico di nominare un Presidente del Consiglio con l’incarico di formare il Governo della Repubblica. La scelta del Presidente incaricato spetta al Presidente sulla base delle sue valutazioni dei rapporti di forza tra le forze politiche, come originate dalle elezioni generali e sulla base delle considerazioni formulate dai suoi interlocutori, in sede di consultazione.

Il programma delle riforme politico-istituzionali ed economiche spetta di annunciarlo al Presidente del Consiglio incaricato e di approvarlo o di non approvarlo da parte della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Tutto ciò che si fa per allontanare questa fattispecie fisiologica dei rapporti fra potere esecutivo e potere legislativo è un abuso che sostanzia un attentato alla Costituzione.

I 950 eletti dal popolo che non si ribellano alle direttive illegali del Presidente della Repubblica potrebbero venire giudicati da un futuro Parlamento libero come complici di attentato alla Costituzione.

E’ infatti solo il caso di ricordare che la Costituzione non viene approvata per servire da allungamento del brodo nei discorsi dei politici, ma per difendere i diritti dei cittadini dagli abusi dei poteri costituiti. Uno dei più importanti di questi diritti è che spetta ai cittadini, attraverso i loro rappresentanti, regolarmente eletti, determinare l’orientamento e i contenuti della politica nazionale. Questa funzione viene esercitata in primo luogo nel momento in cui si dà o si nega la fiducia ad un Governo.
Se si impedisce, come sta avvenendo, al Parlamento di esercitare questa funzione essenziale si violano in primo luogo i diritti dei cittadini, codificati dalla Costituzione.

Il Presidente della Repubblica nell’incaricare un Presidente del Consiglio è solo vincolato dalle sue capacità individuali e dal buon senso del “buon padre di famiglia” che è un buon senso medio. Non può però presumere che il Parlamento non darà la fiducia al suo incaricato fintanto che non conoscerà l’esito del voto. Di conseguenza non può rinviare la nomina di un Presidente incaricato, sulla base di una presunzione.

Se il Presente Napolitano è tanto innamorato del Governo Monti , lo rimandi in Parlamento a chiedere la fiducia, ma non può mantenerlo artificiosamente in vita con l’ossigeno della prorogatio, calpestando così i diritti del Parlamento appena eletto che, come si è visto, sono i nostri diritti.

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