IL COMPATIMENTO

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L’unico sentimento che si può provare verso la vicenda Berlusconi è la compassione.

La compassione per un povero vecchio nababbo che, giunto alla fine della sua vita scopre, si rende conto che la gente ora sa che i suoi beni favolosi non erano solo frutto del sudore della sua fronte, come l’ha sempre raccontata.

E capisce che forse anche per lui potrebbe innescarsi quella antica, popolare e saggia legge del contrappasso, secondo cui: “Ciò che vien di riffa, se ne va di raffa”.

Più che la palla al piede da tenersi per un anno, più che essere già stato disarcionato, è questo che gli stringe il cuore: perdere la roba, senza che siano i comunisti a portartela via.

La compassione per quegli inutili idioti scesi in piazza non per difendere dalla giustizia borghese un ladro per fame, ma una persona che è stata riconosciuta colpevole di una frode fiscale di svariati milioni di euro. Le bandiere nelle loro mani hanno trasformato una tragedia (e andare in prigione anche solo per un anno, per qualsiasi persona è una tragedia) in una farsa inguardabile.

La compassione, insieme al disprezzo, per i dirigenti del partito affacciati al balcone di casa d’altri ad osservare di lontano l’agitarsi sguaiato del capo che li tiene ancora in vita. Cortigiani, vil razza dannata.

La compassione per quegli uomini o donne delle istituzioni che pensano a grazie, amnistie o nuove leggi extra ordinem per trarre d’impiccio un condannato per reati fiscali. Se chiedono senza ritegno tali salvacondotti è perché sanno che possono ottenerli, tanti sono i ricatti che stringono insieme una classe politica marcia che sta facendo affondare con lei l’intero Paese.

Resto dell’idea, per non provare compatimento anche per me stesso, che l’unica via d’uscita sia costruire istituzioni democratiche alternative a quelle esistenti: un anti parlamento, un anti governo, un anti presidente della repubblica, un anti società civile che tanto civile non è se sopporta senza battere ciglio lo sfregio quotidiano della politica dei palazzi.

O perlomeno ricominciare a pensarle, smettendola di convincerci che questo è l’unico mondo possibile.

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