DEMOCRAZIA AUTORITARIA

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Il nuovo che avanza trascinato da Renzi e compagnia cantando, compresi i nani e le ballerine – personaggi ben più austeri di quelli che a suo tempo scritturava Craxi, ma pur sempre nani e ballerine – ha il sapore deciso e non confondibile dell’autoritarismo.
Con buona pace degli ex comunisti che, sconfitti, neppure sanno risalire “in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza” (F.to Diaz), ma restano intanati in quella sagrestia che è il PD, non in attesa della riscossa, ma per continuare a riscuotere le prebende guadagnate a suo tempo sulle spalle dei lavoratori credenti.
Piano piano il nuovo che avanza sta allontanando la Repubblica dalla democrazia fondata sul suffragio universale.
La seconda repubblica, quella di Berlusconi-Prodi, creò il Parlamento di nominati dai partiti: l’elettore doveva solo ratificare le nomine.
La repubblica di Renzi, non toglierà di mezzo una Camera, ma la trasformerà in una camera di nominati senza ratifica degli elettori. Conserverà l’altra, senza un ruolo autonomo, ratificata (è fuorviante continuare a dirla eletta) con sistema rigorosamente maggioritario (cioè una rappresentanza minoritaria del paese rappresenterà tutti come se fosse maggioranza), ma alle dipendenze del Governo, il cui capo sarà ancora più capo.
Piano piano l’obiettivo diventerà di concentrare sul governo anche il potere legislativo, lasciando in vita un parlamento di sola finzione.
Fatto questo, si porrà mano anche all’altro potere, il giudiziario, non per renderlo efficiente, ma per ricondurlo sotto l’alto patrocinio del governo.
Deus vult! La globalizzazione lo vuole!
Questo processo di monetizzazione anche dell’anima delle persone ha bisogno, per funzionare bene, di nessuna regola, nessun vincolo che non sia legato all’etica del denaro sporco, che non è solo quello della malavita, ma anche quello della speculazione finanziaria, dei debiti pubblici fatti lievitare artificialmente per ricattare i popoli, delle borse valori truffaldine per circuire i credenti del libero mercato.
E i governi degli stati devono saper imporre con efficienza questa etica. La globalizzazione ha bisogno di una teocrazia e la politica, drogata dalla corruzione, gliela sta concedendo.
In base a questa etica per esempio si daranno (forse) ottanta euro al mese a chi comunque un salario, uno stipendio, una pensione ce l’ha e si lasceranno gli altri senza neanche quelli! E’ il nuovo che avanza.
Il lavoro, per chi ce l’ha, sarà sempre più precario e tornerà ad essere una parentesi giornaliera più o meno lunga durante la quale bisognerà scordarsi di avere dei diritti. E’ il nuovo che avanza.
L’uguaglianza tra i lavoratori che fanno lo stesso lavoro, è finita da un pezzo. Nello stesso ospedale ad esempio l’infermiere dipendente pubblico ha più diritti e più salario dell’infermiere appaltato a qualche cooperativa. Sì perché una volta si potevano appaltare i servizi, oggi anche le persone e vince sempre la migliore offerta. Cioè chi paga di meno i lavoratori e dà loro meno diritti. Cioè chi riesce a sfruttare di più chi lavora. E’ il nuovo che avanza.
La cooperativa era lo strumento inventato dai socialisti all’inizio del ‘900 per contrastare l’etica sfruttatrice dell’impresa capitalistica. Ora l’hanno trasformata in uno strumento di tortura dei lavoratori. E’ il nuovo che avanza.
Il governo Renzi non è responsabile di tutto questo, ma si sta inserendo con entusiasmo in questo processo di tante novità che sanno di passato remoto. (C’è da chiedersi stupefatti come mai gli ex comunisti hanno, non solo acconsentito, ma addirittura favorito queste modernizzazioni, queste liberalizzazioni.)
Chi c’è dietro Renzi?
E’ probabile che sia in corso una lotta per il controllo dello Stato tra vecchi altissimi burocrati della legalità illegale, della finanza, dell’economia e delle forze armate, allenati nelle ormai chiuse palestre democristiane, che non vogliono lasciare il comando e nuovi giovani burocrati, delle stesse corporazioni, ma allenati nelle palestre della globalizzazione, che vogliono sostituirli.
I primi hanno mollato Berlusconi ormai impresentabile i secondi hanno fatto di Renzi il loro campione.
Li accomuna la volontà di smontare la democrazia parlamentare poco duttile per le esigenze della globalizzazione, altro che rottamazione.
La politica che rinuncia al suffragio universale senza se e senza ma, la politica che non sa più progettare il futuro della nazione organizzandosi in grandi partiti popolari o in movimenti di partecipazione, che si rifugia invece nei dibattiti per finta degli studi televisivi, nella organizzazione del consenso elettorale fine a se stesso, nella liturgia di beatificazione del capo di turno è la politica che ha rinunciato a controllare lo Stato. Questo strumento, lasciato libero, può diventare un’arma di distruzione della libertà.
Ho letto recentemente un libretto intitolato “La democrazia in Italia” dello storico e studioso di politica Guglielmo Ferrero, prima metà del novecento.
“Ebbi una volta a definire la paterna democrazia giolittiana (…): “trenta milioni di persone, governati da trenta persone, a beneficio di trecentomila famiglie” (pag. 30 , Rubettino editore).
Deve essere questo il nuovo che avanza sospinto da Renzi.

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