PASSO.

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Mi sembra questa l’intenzione di Grillo dopo le elezioni europee.
Sulla legge elettorale ho già scritto altre volte.
Resto convinto proporzionalista, senza sbarramenti e altri trucchi per semplificare ciò che semplice non è.
La nostra è una società complessa, animata da gruppi e ceti molte volte in conflitto o concorrenza, che esprime per questo un insieme variegato di sensibilità politiche e di progetti di governo della cosa pubblica.
Per quale motivo tutto questo debba venire artificialmente semplificato, livellato, distorto con regole elettorali assurde che allontano sempre più l’elettore dal proprio rappresentante?
Questa circostanza si spiega solo con un’idea oligarchica della gestione della cosa pubblica, dove il cittadino interessato, attento, critico, manifestante, combattivo è vissuto come un danno e non come una risorsa, per cui che senso avrebbe farne rappresentare le istanze in un Parlamento che va invece reso il più possibile docile ai comandi del Governo?
Il fatto è però che la cosa pubblica non è una cosa del Governo, è una cosa nostra, di noi cittadini.
E questa affermazione non è una posizione filosofica, è proprio così nella realtà.
Se pensiamo che in Italia il livello della tassazione è pari al 45% del PIL (per qualche studio supererebbe addirittura il 50%), vuol dire che noi dedichiamo circa metà del nostro lavoro, per mettere da parte le risorse che costituiscono la “cosa pubblica”. Altro che cosa del Governo!
E allora perché, se tutti partecipiamo ai sacrifici per costituire la cosa pubblica, il voto di alcuni elettori dovrebbe valere di più di quello di altri, tanto che alcuni verrebbero rappresentati in Parlamento e altri esclusi? La governabilità dicono.
Non è che al fondo di tutto questo ci sia invece la riserva mentale di chi, tutto sommato, ha già deciso di fare a meno del Parlamento? O quanto meno di un Parlamento in grado di controllare veramente il sovrano?
E cioè il Governo ma soprattutto la straricca e intrigante alta burocrazia dello Stato, annidata in tutti e tre i poteri, che in definitiva dirige, orienta e molte volte inquina o disorienta tutta la soffocante e sottostante macchina statale.
Sarà un caso, ma com’è che il Parlamento non riesce neppure a discutere degli F35? Sarà un altro caso, ma com’è che al Consiglio Superiore della Magistratura viene impedito anche solo di parlare della Procura della Repubblica di Milano? Sarà un altro caso, ma com’è che ogni inchiesta sulla violenza della polizia contro cittadini inermi venga sempre costellata di ostacoli procedurali, tali che gli impedimenti dirimenti del dottor Azzeccagarbugli apparirebbero come un gioco enigmistico? E sarà pure un altro caso, ma perché in Italia non si riesce a scrivere nel codice penale il reato di tortura? E il sequestro di Abu Omar, complici i governi della Repubblica, compreso quello in carica che non ha tolto il segreto di stato, e complice la stessa Corte Costituzionale?
Tutti casi? Certo inquietanti per la libertà e la democrazia.
Ricordiamoci che quando non c’erano i Parlamenti, c’era l’assolutismo del sovrano da una parte e l’obbedienza dei sudditi dall’altra.
Cosicché la stessa cosa succederebbe con un Parlamento non più “rappresentanza della nazione”, limitato nel suo essere potere legislativo autonomo dall’obbligo di correr dietro a tutti i decreti governativi, e a tutti i desiderata del comandante in capo, mutilato di una camera di rappresentati del popolo, il Senato, trasformata in camera oscura di nominati tra i membri della casta.
Tale è la riforma Renzi verso cui stanno convergendo tutti i cantori della governabilità di destra, di centro, di sinistra, categorie queste ormai desuete per caratterizzare la nostra politica, dato che ormai tutti hanno imparato a cantare all’unisono e chi canta fuori dal coro è meglio che se ne stia a casa propria.
Per questo non capisco il correr dietro di Grillo alla riforma elettorale di Renzi e a quella costituzionale. So bene che in tanti mi direbbero “guarda che ti sbagli, Grillo Renzi lo vuole snidare”. Ma snidare che cosa? C’è un Parlamento delegittimato da una sentenza della Corte Costituzionale e si vuole un confronto con Renzi sulle regole del gioco? L’unica conclusione possibile allora è un accordo fra bari?
Subito dopo le elezioni europee, dissi ad alcuni amici che toccava ora al movimento cinque stelle la mossa del cavallo. Una mossa spiazzante del tipo “Renzi, appoggiamo un tuo nuovo governo senza la destra fino al 2018 e votiamo un tuo qualunque candidato alla presidenza della Repubblica, se blocchi subito il TAV Torino Lione e smantelli il programma degli F35”.
E invece Grillo ha arroccato: in Europa convergendo con la destra xenofoba, in Italia dichiarando: “Passo”. Dimenticando che agli scacchi questa mossa non c’è.
Sarà un altro caso, ma anche questo inquietante.

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