LA GUERRA IN MEDIO ORIENTE

crimini

Mi sono chiesto più volte in questi giorni perché l’ONU non abbia ancora avanzato una richiesta di cessate il fuoco a tutte le forze coinvolte nei conflitti aperti in Iraq e Siria.
Eppure è ormai chiaro che l’ISIS o ISIL non è un gruppo terrorista che minaccia i legittimi governi, ma è una milizia molto numerosa e ben armata, che si confronta sul campo contro gli eserciti statali di Iraq e Siria, contro altre milizie armate operanti nei due paesi, ora anche contro l’alleanza USA e monarchie medioevali del Golfo che bombarda dal cielo e dal mare.
Noi conosciamo le atrocità compiute da ISIS, ma non ci vengono raccontate le atrocità di tutti gli altri.
In particolare non conosciamo gli effetti dei bombardamenti della coalizione dei buoni sulla popolazione civile.
Amnesty International, dopo aver denunciato nel mese di settembre i crimini ISIS verso la popolazione civile, proprio ieri, con un nuovo rapporto circostanziato, ha denunciato i crimini di guerra di cui si stanno macchiando le milizie di musulmani sciiti, operanti in IRAQ.
Queste milizie sciite sono state organizzate dal governo iracheno e dal governo iraniano, in funzione anti musulmani sunniti, perché oppositori delle soluzioni governative inventate dagli americani in Iraq.
In Turchia, nelle università, si confrontano studenti pro ISIS e studenti contrari; il governo ha iniziato a bombardare i guerriglieri curdi che si difendono da ISIS, a riprova che il terrorismo, in realtà, è una copertura da dar da bere ai popoli occidentali, che si bevono qualsiasi cosa passi il convento, assieme all’overdose di pubblicità.
Si può parlare ormai, se si tiene anche conto dell’intervento URSS in Afghanistan nel 1979, di una nuova “guerra dei trent’anni” che coinvolge quel territorio del medio oriente.
A motivi politici, religiosi, egemonici locali, si sommano le pretese egemoniche occidentali, sullo sfondo degli interessi per il petrolio, in un crescendo di violenza inaudita.
In questa situazione esplosiva, un episodio, a prima vista insignificante, potrebbe deflagrare in una nuova guerra generalizzata.
E tutto questo tenendo a margine il conflitto palestinese-israeliano che in realtà si dovrebbe considerare parte in causa. E sottacendo il fatto che questo territorio è circondato da potenze dotate di armamenti atomici.
A mio avviso, quando si ragiona di queste cose, bisogna però prima di tutto rinunciare a pensare come se si stesse giocando a risiko perché, a differenza che nel gioco, qui le persone sono presenti in carne e ossa e muoiono, subiscono ferite, mutilazioni, stupri, perdono i loro beni, la casa, la terra, gli animali. Qui le persone da molti anni sopportano sofferenze indicibili.
E come per ogni guerra, prima o poi, ci si dovrà sedere attorno a un tavolo per trattare la pace.
Allora perché non prima? Allora perché non ora?
Tre milioni di vietnamiti e sessanta mila soldati americani furono uccisi prima di accorgersi che quella guerra non aveva nessun senso, come ogni guerra.
I governi sembrano averlo dimenticato, ma anche i popoli oggi tacciono.
L’ONU era nata per questo, per impedire i conflitti armati, per evitare inutili sofferenze alle popolazioni, per conciliare interessi all’apparenza inconciliabili, utilizzando l’unico mezzo veramente in grado di affrontare i problemi: la trattativa, la trattativa, la trattativa.
Perché anche l’ONU tace? O, se non tace, arma la mano del più forte?

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