IL CASO TSIPRAS

dreyfus

E’ iniziata una nuova tappa del piano  di destabilizzazione della Grecia.
L’obiettivo è portar via al popolo greco i beni comuni messi insieme dal lavoro delle generazioni che si sono succedute dopo la seconda guerra mondiale. Una parte di questi beni sono stati già rubati con la complicità dei governi che hanno preceduto il Governo Tsipras. Ora tocca all’ultima parte che era già stata promessa in pegno dai precedenti governi e che, invece Tsipras vorrebbe difendere, come mezzo per far ripartire il lavoro, cioè ciò che manca, nel suo paese.

Non sono le misure di solidarietà sociale decise dal nuovo governo greco l’oggetto del contendere. Quelle misure le avrebbe adottate, per dire, anche un governo guidato dalla Caritas, cioè da qualsiasi governo che avesse a cuore il bene delle persone.

Si mira invece al patrimonio del popolo greco e ai salari da fame con cui i lavoratori sono stati costretti a vendersi.

Questo patrimonio  non verrebbe dato all’Europa, che fa da passa carte, ma al patrimonio di quelle 37.000 circa società multinazionali che costituiscono il parlamento della globalizzazione, guidate da quelle esclusive élite che ne costituiscono il governo, cioè il nostro vero nemico da combattere.

Il debito pubblico che il popolo greco, come gli altri popoli indebitati, ha già ampiamente rimborsato, pagando montagne di interessi,  è un cavallo di troia per impadronirsi del resto, della sostanza, della roba. Stanno attuando un piano Marshall all’incontrario.

Persino Obama, il comandante in capo degli eserciti che difendono i confini della civiltà e della ricchezza, è stato zittitto e ha sùbito mollato Tsipras al suo destino, dopo averlo in parte sostenuto.

L’Europa dei socialisti e dei conservatori, uniti nella lotta, è nelle mani del governo delle multinazionali.

Non può essere Tsipras da solo a battere la loro politica. Vuoi perché la Grecia è comunque un paese periferico, vuoi perché il suo governo è stato ipotecato alla destra nazionalista, vuoi perché è minoranza nel paese – governa grazie a una legge truffa, meno truffaldina di quella con cui governa Renzi, che oltrettutto è illegale, ma comunque legge truffa – , vuoi perché gli altri governi nazionali lo stanno isolando.

Occorrerebbe una  mobilitazione internazionale a sostegno del popolo greco, non perché i greci siano meglio dei potoghesi, lasciati soli, dei lituani, lasciati soli, degli slovacchi, lasciati soli, tutti popoli che assieme ai greci hanno subito l’assalto del governo delle multinazionali, ma perché la presa di coscienza della realtà delle cose non è così automatica per popoli come i nostri succubi, da anni ormai, della colonizzazione culturale dei poteri forti. Ma dopo averne mangiato tre fette, alla quarta chiunque dovrebbe capire che si tratta di polenta.

Il caso Dreyfus divenne un caso quando un intellettuale, Emile Zola, prese carta e penna e accusò il presidente della repubblica francese di tradimento per aver imprigionato un innocente.

Qui si stanno imprigionando i popoli e tutti tacciono. I governi e i parlamenti nazionali stanno tradendo i loro popoli e tutti tacciono. Possibile che non ci sia nessuno capace di prendere carta e penna è di farsi sentire?  Non si tratta di far rivoluzioni, ma almeno di ricominciare piano piano a capire, per mettere insieme, in comune, un pensiero critico che ci stimoli all’azione.

L’Europa dei popoli non è l’Europa di Bruxelles, ma se i popoli tacciono, vincono sempre loro.

 

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