Dov’è oggi la sinistra (politica)? I problemi.

Cafaggio - 29

Ho pensato di raccogliere un po’ di idee, alcune già sviluppate in precedenti pagine di questo diario, altre solo abbozzate, con lo scopo di segnare una nuova partenza. Cercherò di dividere il ragionamento in più articoli per non appesantire la lettura.

L’oggetto di questa riflessione riguarda l’orientamento politico di fronte alla evoluzione imbarbarita della nostra società: i diritti delle persone e delle comunità, da sempre limitati da condizioni materiali fortemente disuguali, vengono ora fagocitati da uno statalismo debordante per ogni dove, sempre meno controllabile con i tradizionali strumenti della democrazia.

Il titolo non è fuori tema perché, una volta, la sinistra era per definizione quell’area politica dove si formava il pensiero critico sullo sviluppo sociale, da cui prendeva avvio l’azione per il cambiamento.

Oggi non è più così: la sinistra tradizionale o è omologata al sistema che dice di non voler cambiare più o è nostalgica di un pensiero e di un’azione ormai infecondi.

La ricerca dell’area o delle aree dove si sviluppa oggi il pensiero critico diventa dunque indispensabile per fare qualcosa di buono, che non sia la riproduzione di consunte liturgie, adatte ormai solo a confermare il ruolo di officiante a chi, in realtà, non ha più nulla da dire.

Io vedo oggi principalmente alcuni problemi rispetto ai quali bisogna schierarsi.

Il pianeta terra rischia il collasso e così la distruzione dell’habitat che ha reso possibile lo sviluppo delle società umane. Ciò è successo perché con la civiltà industriale si è affermata la  concezione secondo cui la terra, ma più in generale la natura, è solo un immenso serbatoio di risorse a disposizione dell’umanità; l’uomo, quello occidentale, è stato trasformato in un insieme di bisogni infiniti, per soddisfare i quali è sufficiente attingere a quel serbatoio, in ogni modo e con qualsiasi mezzo, senza badare ai danni provocati. A questi ultimi, comunque, farebbe fronte sempre la scienza e la tecnologia. Ha ragionato così sia il capitalista liberista sia il capitalista dello stato comunista. E ragiona così la stragrande maggioranza della popolazione del mondo ricco che ha assimilato tale concezione, tanto da non vedere i gravi rischi che sta correndo, se non ferma la giostra. E’ sfuggito, si potrebbe dire, il fatto che l’umanità è parte della natura e che i danni inferti alla natura sono danni inferti all’umanità; che se la terra collassa, collassa l’umanità; che, se le risorse della biosfera sono limitate, i bisogni materiali degli uomini non possono essere infiniti.

Il mondo è diviso in due parti tra chi sta dentro e chi sta fuori l’hapartheid della ricchezza. Quelli che stanno dentro consumano anche la roba degli altri. Non si creda infatti che tutto ciò che c’è in Europa, in Nord America, in Giappone sia tutto frutto della terra e del nostro lavoro, è anche frutto di seicento anni di rapine ai danni di tutti gli altri territori e degli altri popoli. Molti di quelli che stanno fuori muoiono ancora di fame o vivono nella povertà più estrema o sono privati di quella dignità che spetterebbe a tutte le persone. Dentro l’apartheid della ricchezza le condizioni materiali di vita sono fortemente polarizzate tra la ricchezza ridondante di un numero limitato di persone e la povertà anche estrema di un crescente numero di persone.

Gli Stati (tutti quanti) difendono lo statu quo mettendo in campo, con grande spreco di risorse, eserciti che contano 30 milioni di soldati (senza contare le polizie e le altre forze di sicurezza interna e senza contare gli eserciti non statali) e un arsenale di 15000 bombe atomiche. Instrumenta regni sono sempre più l’autoritarismo, il razzismo, la farsa del nazionalismo, replicata con insistenza soprattutto dove si tratta di dividere i poveri dai più poveri, per impedire che si uniscano in azioni comuni. Per questo la “legalità” dello Stato si presenta molte volte in contrasto con la dignità della persona umana.
La scarsità di alcune risorse convincono, inoltre, sempre più, gli Stati a fare uso della guerra per accaparrarsele.

La cultura per antonomasia è la cultura di chi sta dentro l’hapartheid della ricchezza, tutte le altre vengono raccontate non come culture autonome ma in rapporto a quella per antonomasia, di modo che tanto più sono lontane da quest’ultima , tanto meglio devono essere redente e omologate. Vince anche in questo campo la prevalenza di ricchezza di mezzi, secondo cui chi è più ricco appartiene ad una cultura superiore e dunque ha il diritto di  imporla a chi di mezzi ne ha di meno.
Un tratto significativo di questa cultura superiore è rappresentato dall’uso della violenza che si manifesta in ogni campo del vivere sociale. C’è proprio una congenita assuefazione alla violenza che non viene percepita come problema.

La democrazia è sempre più affare di élite corrotte che si contendono il potere, ma più che il potere  i vantaggi materiali che ne derivano, essendo quasi sempre il bene comune identificato con la crescita del bene proprio. Il potere reale è invece nelle mani di chi detiene la proprietà del denaro.Non c’è traccia in questa democrazia di condivisione di spazi, di luoghi, di istituti del potere politico fra la pluralità dei soggetti che operano nella società.
La rappresentatività del popolo nelle istituzioni non viene più ricercata, per lasciare il posto all’attitudine al comando di Governi sempre più autoritari.. Assistiamo ad un ritorno alla concezione del potere tipica del dispotismo illuminato: «Tout pour le peuple, rien par le peuple» (Tutto per il popolo, ma niente dal popolo).

Io credo che un movimento che voglia qualificarsi di sinistra non possa che declinarsi in rapporto a tali problematiche, dato che dovrebbe essere ancora sottinteso che la sinistra ha come scopo di realizzare una società di persone libere e uguali, spostando sempre in avanti la soglia di libertà e di uguaglianza.

La sinistra esiste per questo o non esiste.

Ora, è evidente che le condizioni sociali del mondo sopra richiamate, confliggono in modo sostanziale con le condizioni di libertà e di uguaglianza delle persone.

Per questo le forze di sinistra se ne dovrebbero occupare. Ma è veramente così?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: